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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Sententia definitiva del 15.12.1979, Prot. N. 8984/77 CA


Parte attrice Rev.da X
Parte convenuta S. Congregatio pro Religiosis et Institutis Saecularibus
Diocesi Vinonaen.
Oggetto Dimissionis
coram Felici
Pubblicazione CpR 61 (1980) 183-189
LE VI, n. 4746
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Contenuto Non constat de violatione legis sive in procedendo sive in decernendo.
Fonti 
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Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, de quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC can. 51
[CIC/1917] 649; 651 § 1
Massime
1. Incorrigibilitas iure praesumitur si post duas canonicas admonitiones, data quidem religiosae facultate se defendendi, haec reapse sese non emendaverit.
1. L’incorreggibilità si presume per diritto se dopo due canoniche ammonizioni, data naturalmente alla religiosa la facoltà di difendersi, la stessa in realtà non si sia emendata.
2. Causae graves exteriores potissimum censendae sunt quae substantiae vitae religiosae graviter nocent, ut ecce graves et externae offensiones oboedientiae, castitatis et paupertatis voti, vel etiam gravis perturbatio vitae communitatis citra tamen morbum quo forte religiosa affligatur per opportunam medicationem curandum (in casu tamen post examen peritale religiosa indolis quidem paranoidis et impulsivae evasit at non ita ut responsabilitatem suorum actuum non haberet, neve corrigere se posset).
2. Sono da considerare cause gravi esterne soprattutto quelle che nuocciono gravemente alla sostanza della vita religiosa, come gravi esterne violazioni del voto di obbedienza, castità e povertà, oppure grave turbamento della cita comunitaria, al di fuori però del caso di una malattie che forse affligga la religiosa, che è da curare con un opportuno rimedio medico (nel caso tuttavia dopo un esame del perito la religiosa evase sì di indole paranoide e impulsiva, ma non tale che non avesse la responsabilità dei suoi atti o che non potesse correggersi).
3. Circa causae gravitatem Supremo Tribunali non plurimum discretionis tribuitur, cum ipsius iudicium legitimis Superioribus spectet, quippe quibus sit onus vitae religiosae regendae. Attamen quoque Tribunalis est videre utrum adductae causae sint, omnibus consideratis, graves et dimissioni statutae, quae est gravissima sanctio, revera pares: id enim lex praescribit, in ambitu igitur sumus legitimitatis.
3. Sulla gravitò della causa non è data una grande discrezione al Supremo Tribunale, poiché il giudizio spetta si legittimi Superiori, ai quali appunto incombe l’obbligo di guidare la vita religiosa. Tuttavia è anche del Tribunale giudicare se le cause addotte, tutto considerato, siano gravi e veramente idonee alla dimissione imposta, che è la più grave fra le sanzioni: è infatti la legge che prescrive questo e perciò siamo nell’ambito della legittimità.
4. Inter primam et secundam admonitionem saltem quindecim dierum spatium intercedere necesse est, quod protrahi potest ad tres menses sed non ultra. Quamnam vim iuridicam habeat huiusmodi procedura, quae in praxim a competenti Curiae Romanae Dicasterio deducta est sine ullo specifico documento legislativo, discuti potest. Quicquid est, cum decretum dimissionis dare pro religiosis mulieribus iuris pontificii unice ad Dicasterium competens spectet, normae ab eo datae si non omnes ad valorem procedurae requiruntur, prudentiae in agendo quam maxime consulunt.
4. Tra la prima e la seconda ammonizione deve passare almeno lo spazio di quindici giorni, che si può estendere fino a tre mesi e non oltre. Si può discutere quale forza giuridica abbia questa procedura, che il competente Dicastero della Curia Romana senza un documento legislativo a sostegno ha messo nella sua prassi. Checché ne sia, siccome il decreto di dimissione per le religiose di diritto pontificio compete unicamente al Dicastero competente, le norme da esso date se non tutte si richiedono per la validità della procedura, giovano moltissimo alla prudenza nel procedere.
5. Quoad rationes in decreto dimissionis exprimendas, nemo negat potuisse decretum enucleatibus edi: attamen cum de modo agendi («condotta») recurrentis sermo sit, qui bene notus est per Antistitae petitionem, quae ibidem memoratur, plura iure exigi nequeunt, eo vel magis quod per subsequentes litteras eiusdem Dicasterii res magis determinate exponuntur.
5. Quanto alle ragioni da esprimere nel decreto di dimissione, nessuno nega che il decreto avrebbe potuto essere stilato con ragioni enucleate. Tuttavia poiché in esso si fa menzione del modi di comportarsi («condotta») della ricorrente, che è ben noto attraverso la istanza della Superiora, che nel decreto è ricordata, non si può richiedere di più, tanto più che la vicenda è esposta in modo più specifico attraverso la lettera successiva del medesimo Dicastero.

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini