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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 20.01.1986, Prot. N. 17156/85 CA


Petitioner Rev.da X
Respondent Congregatio pro Religiosis et Institutis Saecularibus
Object Dimissionis
coram Sabattani
Publication W.L. Daniel, Ministerium Iustitiae, 111-136
ME 111 (1986) 141-151
P.V. Pinto, Diritto amministrativo canonico, 466-473
J. Canosa, «La rilevanza delle prove per l’emanazione del decreto amministrativo giusto e opportuno», in Studi sul diritto del governo e dell’organizzazione della Chiesa. Fs. Arrieta, Venezia 2021, 848-852 (excerptum)
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Translations angl., W.L. Daniel, Ministerium Iustitiae, 111-136
it., J. Canosa, «La rilevanza delle prove per l’emanazione del decreto amministrativo giusto e opportuno», in Studi sul diritto del governo e dell’organizzazione della Chiesa. Fs. Arrieta, Venezia 2021, 848-852 (excerptum)
Content Constat de violatione legis sive in procedendo sive in decernendo.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 686 § 3; 694; 695; 696; 700; 703; 1445 § 2; 1573; 1608
[CIC1917] 652; 1748 § 1; 1748 § 2;  
NS art. 115 § 3
Legal Summary
1. Ex violatione praescripti can. 51, quatenus nempe decretum non exprimit, saltem summarie, decisionis motiva, illegitimitas decreti de quo in can. 703 derivat.
2. Praescriptum can. 700, quatenus requirit indicationem iuris quo dimissus gaudet recurrendi ad competentem auctoritatem, quodque applicandum est in casu dimissionis ordinariae, de qua sermo est in can. 700, a fortiori applicandum est in casu dimissionis
extraordinariae, de qua sermo est in can. 703, vi cuius praescripti compentens Curiae Romanae Dicasterium, potestate propria, declarat sodalem dimissum e suo Instituto, ac propterea solutum a votis necnon a qualibet obligatione ex professione promananti.
3. Non constat de illegitimitate dimissionis de qua in can. 700 ob denegatum recurrenti ius defensionis si et quatenus constet sodali ipsius exercitium concessum fuisse coram Consilio generali necnon coram Ordinario loci.
4. Scandalum, ex quo iustificatur dimissio de qua in can. 703, provenire debet directe ab eius modo sese gerendi, non vero a falsis accusationibus quae callide ad finem intentum diffusae sint. In casu contrario vita religiosa sodalis, etiam omnino perfecti, periclitaretur indesinenter.
5. Ut ex actis et probatis habeatur iuridica probatio accusationis infamantis de qua in can. 703, Superior moralem certitudinem adipisci debet, qua non adepta decernere non potest sanctionem gravissimam de qua in can. 703 (in casu habebatur tantum accusatio et quidem a persona valde suspecta peracta, i. e. a consorore, quae institutum derelictura erat; nulla probatio inveniebatur, neque per testes, neque per documenta; accusatrix unam tantum testem nominaverat, sed agebatur de quadam consorore iam ab annis defuncta).
1. Dalla violazione del prescritto del can. 51, in quanto il decreto non esprime almeno sommariamente i motivi della decisione, deriva l’illegittimità del decreto di cui al can. 703.
2. Il prescritto del can. 700, in quanto richiede che sia indicato il diritto del quale gode il dimesso di ricorrere alla competente autorità, e che si deve applicare in caso di dimissione ordinaria della quale tratta il can. 700, si deve applicare a fortiori nel caso della dimissione straordinaria, della quale tratta il can. 703, in forza del quale prescritto il competente Dicastero della Curia Romana, per potestà propria, dichiara un religioso dimesso dall’istituto e così sciolto dai voti e da tutti gli obblighi che scaturiscono dalla professione.
3. Non consta della illegittimità della dimissione di cui al can. 700 per negazione del diritto di difesa se e per quanto consti che al religioso è stato concesso l’esercizio dello stesso diritto di fronte al Consiglio generale e all’Ordinario del luogo.
4. Lo scandalo che giustifica la dimissione di cui al can. 703 deve provenire direttamente dal comportamento del religioso, non invece dalle accuse, false, diffuse maliziosamente appositamente. Se così non fosse la vita religiosa di un membro, anche se assolutamente perfetto, sarebbe costantemente in pericolo.
5. Per avere la prova giuridica dell’accusa infamante di cui al can. 703 dagli atti e da quanto è stato dimostrato, il Superiore deve acquisire la certezza morale; se non raggiunta, non può decidere la sanzione gravissima di cui al can. 703 (nel caso si aveva solo l’accusa e per di più proferita da persona molto sospetta, ossia una consorella che avrebbe lasciato di lì a poco l’istituto; nessuna prova si trovava, né testificale né documentale; l’accusatrice aveva indicato una sola testimone, ma si trattava di una consorella morta già da anni).

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini