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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Decretum definitivum del 26.04.1986, Prot. N. 17083/85 CA


Parte attrice Rev.da X
Parte convenuta Congregatio pro Religiosis et Institutis Saecularibus
Oggetto Dimissionis
coram Sabattani
Pubblicazione W.L. Daniel, Ministerium Iustitiae, 140-157
ME 111 (1986) 381-387
P.V. Pinto, Diritto amministrativo canonico, 481-485
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Traduzioni W.L. Daniel, Ministerium Iustitiae, 140-157
Contenuto De recursu adversus decretum reiectionis a Congressu latum. Recursus non admittitur ad disceptationem.
Fonti 
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Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, de quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 51; 602; 652; 659, 1; 660; 694-700; 696 § 1; 697, n. 2; 697, n. 3; 699 § 1; 700; 1445 § 2; 1510; 1599 § 1
[CIC/1917] 650 § 3; 2143 § 3
Massime
1. Nullibi statuitur quod omissio responsionis cuidam impugnationi ex parte Superioris hierarchici causam illegitimitatis subsequentis decreti constituat (in casu positive constat competens Curiae Romanae Dicasterium, quamvis opportunum censuerit animadversionibus recurrentis directe non respondere, tamen attente atque mature illas perpendisse, uti constat ex litteris ad Supremam Instituti Moderatricem datis).
1. Nessun testo stabilisce che sia causa di illegittimità del decreto finale il fatto che il Superiore gerarchico non risponda a certe contestazioni del ricorrente (nel caso consta positivamente che il competente Dicastero della Curia Romana, benché abbia ritenuto opportuno non rispondere direttamente alle osservazioni del ricorrente, tuttavia le ha considerato attentamente e a fondo, come appare dalla lettera data alla Suprema Moderatrice dell’istituto).
2. Monitio de qua in can. 697 rite peracta est si Superior documentum monitionis sodali tradit coram duobus testibus per ministerium Superioris localis. Nihil ad rem interest quod idem sodalis involucrum adhuc clausum Superiori remisit; hic autem modus agendi, legitimam auctoritatem contemnens, minime officit legitimitati monitionis: «Qui impedit quominus monitio ad se perveniat, habetur pro monito» (can. 2143, § 3 CIC1917).
2. È fatta correttamente la ammonizione di cui al can. 697 se il Superiore consegna il testo dell’ammonizione di fronte a due testimoni per mano del Superiore locale. Non importa al riguardo che lo stesso sodale abbia poi restituito al Superiore la busta ancora chiusa; questo modo di agire poi, che offende la legittima autorità, non impedisce la legittimità dell’ammonizione: «Chi impedisce che la ammonizione lo raggiunga, si considera ammonito» (can. 2143, § 3 CIC1917).
3. Causa motiva de quibus in can. 696, § 1 habetur ex omissa participatione actibus vitae communis, ex arbitraria dispositione percepti stipendii, ex habituali omissione petitionis licentiae egrediendi e domo religiosa, iuxta Constitutionum praescriptae, atque ex arbitraria participatione publicae competitioni ut munus docendi in scholis Status consequi possit, spreto vetito a Superiore competenti posito (in casu soror licentiam obtinuerat ut frequentare posset scholam universitatis publicae ad gradum academicum consequendum, minime, autem, ad munus publice docendi assumendum).
3. Si dà causa motiva di cui al can. 696, § 1 per l’omessa partecipazione agli atti della vita comune, l’arbitraria disposizione dello stipendio percepito, per l’abituale omessa domanda del permesso di uscita dalla casa religiosa, prescritta dalle Costituzioni, nonché per l’arbitraria partecipazione al pubblico concorso per insegnare nelle scuole statali, contro il divieto del competente Superiore (nel caso la suora aveva ricevuto il permesso di frequentare l’università pubblica per conseguire il grado accademico, ma non per assumere l’ufficio di insegnante nella scuola statale).

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini