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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum Congressus of 15.11.2013, Prot. N. 47554/13 CA


Petitioner D.na X et alii
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Reductionis ecclesiae in usum profanum
Translations it., G. Parise, La giurisprudenza, 418-421
Content Reiectio in limine confirmatur.
Notes Cf. decretum Secretarii, 09.04.2013
Sources 
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Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 1214; 1222 § 1; 1222 § 2
Legal Summary
1. Ecclesia est «aedes sacra divino cultui permanenter destinata» (can. 1214) seu domus Dei, ideoque haudquaquam leviter considerari potest res venalis. Quam ob rem ecclesia in usum profanum reduci potest solummodo vel ad normam can. 1222, § 1, seu si “nullo modo ad cultum divinum adhiberi queat et possibilitas non detur eam reficiendi”, vel ad normam can. 1222, § 2.
2. Iuxta iurisprudentiam H.S.T. iudicium Episcopi de ecclesia in usum profanum redigenda fundamento obiectivo, scilicet causa gravi, inniti debet. Distinguendae sunt causa ad paroeciam supprimendam et causa ad ecclesiam in usum profanum redigendam; item inter rationem procedendi in paroecia supprimenda et rationem procedendi in ecclesia in usum profanum redigenda; hac quidem in re sufficere nequeunt rationes motivae characteris generalis uti v.gr. reductio numeri sacerdotum, numerus elevatus aedificiorum sacrorum. Necessarium est in singulis casibus probare reapse haberi causas graves; quae gravitas proportionata sit ipsi gravitati negotii, seu reductioni aedis sacrae in usum profanum;
3. Ad violationem legis in procedendo quod attinet, auditio consilii presbyteralis vacua censenda non est ex eo quod clausura ecclesiae non definitive decreta est, nec ex eo quod notitia de ecclesiae reductione in usum profanum inepte publici iuris facta sit et fere statim revocata, necnon de explicationibus haud cogentibus ad rem a Curia dioecesana tunc datis; nam satis est quod ex actis constet Ordinarium necessarias notitias et vota collegisse, sive ante sive post dictam notitiam divulgatam, atque votum informatum et ponderatum a membris consilii presbyteralis exquisivisse ante decisionem definitivam, ita ut haud agatur de mera approbatione pro forma decisionis definitivae iam antea latae;
4. Ad violationem legis in decernendo quod attinet, defectus gravis causae ob rationes oeconomicas non probatur si ex actis constet iam antea praevisum esse ut ecclesia proximis decenniis nonnullis reparationibus egeret; bona nummaria sat perspicua, quae paroecia ad quam ex unione paroeciarum obtinuit, partim iam soluta esse ad ecclesiam conservandam, dum reliqua pars non sufficiat ad reparationes necessarias efficiendas; paroeciam ad quam, debitis oneratam, non amplius posse propriis copiis et oblationibus fidelium expensas conservationis ecclesiae de qua diu sustinere, eo vel minus expensas reparationum in dies urgentiorum solvere; dioecesim multo ante tempore bona immobilia magni pretii in paroecia de qua exstantia in donum recepisse, et utcumque eam in casu obligari non posse ut necessitatibus ecclesiae de qua subveniat; tempore tandem impugnatae competentis Curiae Romanae Dicasterii non praevideri praesto esse alia subsidia ad ecclesiam diu conservandam, dum laudabilis conatus a recurrentibus recenter sed sero susceptus ad ea reperienda non demonstret ea nunc reapse praesto esse.
1. La chiesa è «edificio sacro permanentemente destinato al culto divino» (can. 1214) ossia è la casa di Dio, e pertanto non può essere assolutamente considerata con superficialità un bene commerciabile. Perciò la chiesa può essere ridotta ad uso profano solo a norma del can. 1222, § 1, ossia se «in nessun modo possa essere adibita al culto divino e non si dia possibilità di restaurarla», oppure a norma del can. 1222, § 2.
2. Secondo la giurisprudenza della Segnatura Apostolica il giudizio del Vescovo sulla riduzione di una chiesa ad uso profano deve basarsi su un fondamento oggettivo, ossia su una grave causa. Si deve distinguere la causa per la soppressione di una parrocchia e la causa per la riduzione di una chiesa ad uso profano; lo stesso tra la procedura per sopprimere una parrocchia e quella per ridurre una chiesa ad uso profano; in quest’ultimo caso poi non bastano ragioni di carattere generale, come per esempio la diminuzione dei sacerdoti o il numero elevato di edifici sacri. È necessario provare nei singoli casi che realmente si danno cause gravi, la cui gravità sia proporzionata alla stessa gravità dell’atto, ossia alla riduzione dell’edificio sacro ad uso profano;
3. In merito alla violazione della legge in procedendo, l’audizione del consiglio presbiterale non può essere considerata nulla per il fatto che una chiusura della chiesa non definitiva era stata decisa, e neppure per il fatto che indebitamente sia stata divulgata e quasi subito smentita la notizia della riduzione della chiesa ad uso profano, come pure delle spiegazioni ultronee allora date dalla Curia diocesana; è sufficiente infatti che consti dagli atti che l’Ordinario abbia raccolto notizie necessarie e pareri sia prima sia dopo quella notizia divulgata, e che abbia richiesto il parere informato e meditato del consiglio presbiterale prima di prendere la decisione definitiva, così che non si tratti della mera approvazione pro forma di una decisione definitiva già prima presa;
4. In merito alla violazione della legge in decernendo, non è provata la mancanza della grave causa di carattere economico se dagli atti consti che: già prima era previsto che la chiesa nei prossimi decenni avrebbe avuto bisogno di riparazioni; le somme di denaro piuttosto notevoli, che la parrocchia di destinazione ottenne dall’unione delle parrocchie, sono state già spese in parte per la conservazione della chiesa, mentre il resto non basterebbe alle riparazioni necessarie da fare; la parrocchia di destinazione, onerata da debiti, non può sostenere a lungo sostenere con i propri beni e le offerte dei fedeli le spese per la conservazione della chiesa, e tanto meno pagare le spese per le riparazioni ogni giorno più urgenti; la diocesi molto tempo addietro non ha ricevuto in dono beni preziosi immobili presenti nella parrocchia in oggetto, e comunque non può essere obbligata nel caso a sovvenire alle necessità della chiesa in oggetto; infine al tempo della impugnata decisione del competente Dicastero della Curia Romana non si prevedeva che fossero disponibili altri sussidi per la conservazione duratura della chiesa, mentre il lodevole tentativo intrapreso recentemente, ma troppo tardi, dai ricorrenti di reperirli non dimostri che i medesimi sussidi sia ora realmente disponibili.
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Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini