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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Decretum definitivum del 06.11.2024, Prot. N. 55747/21 CA


Parte attrice Rev.dus X
Parte convenuta Congregatio pro Clericis
Oggetto Amotionis ab officio parochi
coram Versaldi
Contenuto Decretum Congressus reformandum non esse.
Note Cf. https://www.vatican.va/content/dam/romancuria/segnatura-apostolica/statistiche/segnatura-apostolica-statistica_2024.pdf, p. 2.
Fonti 
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Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, dei quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 1584; 1586; 1741, n. 1; 1741, n. 3
Massime
1. Amotionis causa, nempe grave ecclesiasticae communioni detrimentum, - absque profunda divisione vel dissidiis in communitate pareciali et asserto modo agendi parochi erga minores longe a discrimine communionis ecclesiasticae distante (cf. sententia definitiva coram Burke, diei 30 aprilis 2011, prot. n. 39356/07 CA, n. 7) - inexistens vel saltem haud recte applicata habetur.
2. Quod ad assertam amotionis causam, nempe amissionem bonae existimationis attinet, iuxta comprobatam doctrinam haud necesse est hanc amissionem erga omnes et singulos paroecianos, sed saltem quaedam amplitudo vel extensio huius opinionis inter fideles paroeciae comprobari debet (in casu, duo tantum paroeciani de modo agendi parochi referunt, sed - iuxta mentem Ordinarii accusationibus propalam factis - huiusmodi amissio saltem amplior in paroecia praesumenda est).
3. Quibusdam in regionibus experientia docet et commune tenetur, dumtaxat notitiis de quodam clerici modo agendi erga minores divulgatis vel notoriis redditis, bonam clerici famam laesam esse et, quatenus parochum, bonam existimationem etiam penes probos et graves paroecianos amisisse, vel saltem praesumendam esse (in casu, Episcopus diocesanus per litteras denuntiationes quasdam apud paroecianos adamussim retulit, divulgans assertum modum agendi indecorem et parum opportunum erga iuvenibus, gravi cum perturbatione paroecianorum, quamvis gravitatem delicti non attingentem).
4. Declarationes a nonnullis paroecianis in favorem parochi datae necnon petitiones s.d. populares apud paginam interretialem a paroecianis subscriptae, iuxta iurisprudentiam Signaturae Apostolicae seriam considerationem haud merentur (cf. sententia definitiva coram Palazzini, diei 15 aprilis 1989, prot. n. 18798/86, n. 9c et 10a).
1. La causa di rimozione, ossia un grave danno alla comunione ecclesiastica, senza una profonda divisione o dissidio nella comunità parrocchiale e per l’asserito comportamento del parroco verso i minori ben distante dal pericolo per la comunione ecclesiastica (cf. sentenza definitiva coram Burke del 30 aprile 2011, prot. n. 39356/07 CA, n. 7), si deve considerare inesistente o almeno non correttamente applicata.
2. Quanto alla asserita causa di rimozione, ossia la perdita della buona considerazione, secondo la provata dottrina non è necessario la perdita da parte di tutti e singoli i parrocchiani, ma si deve provare una certa ampiezza o estensione di questa opinione tra i fedeli della parrocchia (nel caso, due soli parrocchiani riferiscono del comportamento del parroco, ma, rese pubbliche secondo la volontà dell’Ordinario le denunce, una siffatta perdita si deve almeno presumere che in parrocchia si sia ampliata).
3. In certi contesti l’esperienza insegna e si ritiene comunemente che alla sola divulgazione o pubblicizzazione di un certo comportamento di un chierico verso minori, la buona fama del chierico è lesa e, in quanto parroco, ha perso o almeno si deve presumere la buona considerazione da parte di parrocchiani onesti e seri (nel caso, il vescovo diocesano ha riferito per lettera ai parrocchiani alcune denunce, divulgando l’asserito comportamento sconveniente e poco opportuno verso giovani, benché sprovvisto della gravità di un delitto, con grave turbamento dei parrocchiani).
4. Le dichiarazioni scritte di alcuni parrocchiani in favore del parroco e le petizioni cc.dd. popolari sottoscritte da parrocchiani in una pagina internet, secondo la giurisprudenza della Segnatura Apostolica non meritano seria considerazione (cf. sentenza definitiva coram Palazzini del 15 aprile 1989, prot. n. 18798/86, n. 9c et 10a).

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini

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