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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Sententia definitiva del 27.02.1993, Prot. N. 18190/86 CA


Parte attrice Rev.dus X
Parte convenuta Congregatio pro Clericis
Oggetto Amotionis a paroecia; Incid.: Querelae nullitatis et restitutionis in integrum adversus sententiam huius Supremi Tribunalis diei 17 decembris 1988
coram Fagiolo
Contenuto Ad primum, negative seu querelam nullitatis reicendam esse;
Ad secundum, affirmative seu concedendam esse petitam restitutionem in integrum relate ad sententiam definitivam H.S.T. diei 17 decembris 1988, qua statutum est constare de violatione legis tum in procedendo tum in decernendo relate ad actum ab Episcopo N latum et a Congregatione pro Clericis die 4 martii 1986 confirmatum;
Non constare de violatione legis tum in procedendo tum in decernendo relate ad eundem actum.
Note Cf. L’attività della Santa Sede 1993, pp. 1270-1271.
Fonti 
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Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, dei quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 1459 § 1; 1484; 1620 § 1; 1622, n. 1; 1645; 1648; 1740; 1741, n. 3; 1742 § 1; 1744, n. 1; 1745
Normae Speciales Art. 1 § 3; Art. 116
Massime
1. Adversus sententias definitivas a Signatura Apostolica latas patet remedium sive querelae nullitatis sive restitutionis in integrum.
2. Contra sententiam a Signatura plena latam non datur querela nullitatis ob non legitimum numerum iudicum.
3. Commissio quaedam, cuius constitutio et auditio praecedit procedurae amotionis, haud constituit violatio legis in procedendo sive iure, quia eius opera non pertinet ad proceduram, sive facto, si et quatenus voces adversus parochum iam exstarent in paroecia.
4. Quoad violationem legis in procedendo quia parochi consultores non fuerunt «e coetu ad hoc stabiliter, a consilio presbyterali constituto, Episcopo proponente, selecti», cum parochi sint et consultores, sufficientes sunt ad effectum quem ius exigit in casu.
5. Quoad violationem legis in procedendo ob notarii defectum quando Episcopus renuntiationem parocho primo proposuit, iure satis est ut de eadem invitatione constet (in casu adsunt et relatio colloquii ab Episcopo statim exarata et subscripta, et confirmatio ex verbis a parocho amoto recurrente prolatis in actis exstantibus).
6. Quoad violationem legis in procedendo ob defectum in quadam epistola termini quindecim diebus ad respondendum et causarum et argumentorum, ad rem considerandae sunt pariter epistulae ab Episcopo parocho amovendo missae in quibus significavit et institit ut renuntiaret propter aversionem in eum nonnullorum fidelium necnon propter eiusdem parochi modum gubernandi paroeciam.
7. Quod violationem legis in decernendo plura non vera a sententia impugnata adducuntur; nam ex actis non constat iudicium Episcopi nimis praecipitatum fuisse vel Episcopum auxilium parocho recusavisse vel eundem Episcopum bonam famam parochi laesisse.
8. Cum omnia, quae in actis habentur, non videantur examinata fuisse a sententia impugnata, quae innixa deprehendatur potius documentis a parocho exhibitis, quin dicatur de illis ab Episcopo allatis, concludere fas est adversus sententiam impugnatam, quae transiit in rem iudicatam, concedendam esse restitutionem in integrum et, cum de causa principali iam peramplum contradictorium habitum sit, de eadem causa principali statim statuere.
1. Contro sentenze definitive emanate dalla Segnatura Apostolica è esperibile il rimedio sia della querela di nullità sia della restitutio in integrum.
2. Contro una sentenza data dalla plenaria della Segnatura non si dà querela di nullità per numero non legittimo di giudici.
3. Una commissione la cui costituzione e ascolto precede la procedura di rimozione non costituisce violazione della legge nella procedura sia in diritto, perché la sua attività non appartiene alla procedura, sia di fatto se e per quanto già voci circolavano in parrocchia contro il parroco.
4. Quanto alla violazione della legge nella procedura perché i parrochi consultori non furono «scelti dal gruppo costituito stabilmente dal consiglio presbiterale, su proposta del vescovo», dal momento che siano parroci e consultori, sono sufficienti per l’effetto che il diritto esige nel caso.
5. Quanto alla violazione della legge nella procedura per l’assenza del notaio quando il vescovo propose per la prima volta al parroco la rinuncia, è giuridicamente sufficiente che consti del medesimo invito (nel caso ci sono sia la relazione del colloquio subito scritta e sottoscritta dal vescovo, sia la conferma negli atti dalle parole del parroco rimosso presenti nel ricorso).
6. Quanto alla violazione della legge nella procedura perché mancano in una data lettera sia il termine di quindici giorni per rinunciare sia le cause e gli argomenti, si deve al riguardo considerare ugualmente le lettere inviate dal vescovo al parroco da rimuovere nelle quali significava e insisteva perché rinunciasse a motivo dell’avversione contro di lui di non pochi parrocchiani e parimenti per il modo di governare la parrocchia dello stesso parroco.
7. Quanto alla violazione della legge nella decisione, nella sentenza impugnata più cose sono addotte che non sono vere; infatti dagli atti non risulta che il giudizio del vescovo sia stato precipitoso, che il vescovo abbia rifiutato un aiuto al parroco o che il medesimo vescovo abbia leso la buona fama del parroco.
8. Quando tutti gli atti esistenti non risultino esaminati dalla sentenza impugnata, che risulti fondata più sui documenti presentati dal parroco, che su quelli prodotti dal vescovo, è lecito concludere che contro la sentenza impugnata, passata in cosa giudicata, si debba concedere la restitutio in integrum e, se già vi sia stato un ampio contraddittorio sulla causa principale, decidere subito della medesima causa principale.

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini

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