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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 12.03.1994, Prot. N. 23943/93 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Iurium
coram Fagiolo
Content Recursum ad disceptationem admittendum non esse.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 1994, pp. 1206-1207.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 265; 271 § 2; 271 § 3; 283 § 1; 1589 § 1
Legal Summary
1. Recursu proposito adversus reiectionem in Congressu habitam, agitur de eodem gradu et de eodem obiecto, minime vero de altero gradu circa diversum obiectum. Habetur ideo in casu quaestio incidentalis (cf. decretum definitivum diei 30 aprilis 1991 in una Quebecen.).
2. Prohibitio exercendi in dioecesi ministeria, id est confessiones excipere (can. 966), divinum praedicare verbum (can. 764) et Eucharistiam coram quovis coetu celebrare, non est quaedam suspensio, sed tantum uti consequentia denegationis ulterioris in dioecesi commorationis recurrentis, qui alibi incardinatus est, interpretanda est (cf. can. 271, § 3).
3. Factorum, quae in decreto de vita recurrentis memorantur, veritas aut falsitas non inficit substantiam decreti, quod totum innittitur in voluntate Episcopi non concedendi facultatem in dioecesi commorandi.
4. Est in Episcopi facultate prohibere sacerdoti commorationem in dioecesi, ubi sacerdos incardinationem non habeat, cum ipse debuisset in sua dioecesi commorari.
1. Una volta proposto ricorso contro il rigetto deciso in Congresso, si tratta dello stesso grado e dello stesso oggetto, non assolutamente di un grado diverso su un altro oggetto. Si ha perciò nel caso una questione incidentale (cf. il decreto definitivo del 30 aprile 1991 in una Quebecen.).
2. La proibizione di esercitare in diocesi il ministero, ossia ascoltare le confessioni (can. 966), predicare la parola di Dio (can. 764) e celebrare l’Eucaristia in qualsiasi assemblea, non è una certa sospensione, ma si deve interpretare solo come la conseguenza della negata ulteriore abitazione in diocesi del ricorrente, che è incardinato altrove (cf. can. 271, § 3).
3. La verità o la falsità di fatti, che nel decreto ricordano la vita del ricorrente, non inficia la sostanza del decreto, che si fonda tutto nella volontà del vescovo di non concedere la facoltà di abitare in diocesi.
4. È nella facoltà del vescovo proibire ad un sacerdote di abitare nella diocesi, se il sacerdote non abbia l’incardinazione: egli infatti avrebbe dovuto abitare nella sua diocesi.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini