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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Decretum Congressus del 21.12.2016, Prot. N. 50895/15 CA


Parte attrice Rev.dus X
Parte convenuta Congregatio pro Clericis
Oggetto Cessationis ab officio cappellani militaris
Contenuto Decretum Secretarii confirmandum esse.
Note Cf. Attività della Segnatura Apostolica 2016, in vatican.va/content/dam/romancuria/ segnatura-apostolica/statistiche/segnatura-apostolica-statistica_2016.pdf
Fonti 
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Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, dei quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 57 §§ 1-2; 271 § 2; 271 § 3; 764; 966
Massime
1. Legitima remonstratione praeterita, ad normam can. 57, §§ 1-2 nullum adesse potest silentium competentis Curiae Romanae Dicasterii quod par sit recurso contentioso administrativo proponendo.
2. Nullum constituit actum competentis Curiae Romanae Dicasterii mens Ordinario a praefato Dicasterio praebita.
3. Ad constituendum actum administrativum singularem canonicum satis est ut habeatur declaratio ab Auctoritate Ecclesiastica competenti prolata de cappellano militari officio eius non amplius idoneo, quae effectum canonicum sortitur de quo in can. 271, § 3.
4. Quae declaratio par quoque sit effectibus civilibus pariendis, minime tollit naturam canonicam actus administrativi ab Auctoritate ecclesiastica positi; nam iuxta Signaturae Apostolicae iurisprudentiam duo requiruntur decreta «ad constitutionem cappellani militum in Italia quod attinet: alterum ab Auctoritate ecclesiastica latum, alterum ex parte Auctoritatis statalis; utraque vero Auctoritas operatur intra ambitum proprii ordinis iuridici. Non agitur itaque de uno actu concordatario […] sed de duobus actibus distinctis» (decretum definitivum coram Iannone, diei 20 septembris 2012, prot. n. 45193/11 CA, n. 5).
5. Condicio canonica sacerdotis, cuius commoratio in territorio ad normam praescripti can. 271, § 2 ab Episcopo dioecesano denegatur, iuxta communem Signaturae Apostolicae iurisprudentiam peculiaribus notis praedita est: «Uti consequentia denegationis ulterioris commorationis […] in dicta Dioecesi interpretandae sunt atque existimandae prohibitiones exercendi in eadem Dioecesi ministeria, id est confessiones excipere (c. 966), divinum praedicare verbum (c. 764), Eucharistiam coram quovis coetu celebrare; quae nisi prohibita essent, occasionem darent Rev. […] adhuc commorandi in […] Dioecesi, contra Episcopi voluntatem» (decretum definitivum coram Fagiolo, diei 12 martii 1994, prot. n. 23943/93 CA, n. 12; cf. inde decretum definitivum coram Herranz, diei 22 novembris 2008, prot. n. 39226/06 CA, n. 2).
6. Quae norma, can. scil. 271, § 3, iuxta probatam doctrinam etiam Ordinariatus militares respicit (cf. decretum reiectionis in limine, diei 18 decembris 2012, prot. n. 47312/12 CA).
1. Tralasciata la legittima rimostranza, non vi può essere alcun silenzio del competente Dicastero della Curia Romana che abiliti a norma del can. 57, §§ 1-2 a proporre il ricorso contenzioso amministrativo.
2. Il parere offerto dal competente Dicastero della Curia Romana non costituisce alcun atto del menzionato Dicastero.
3. Per costituire atto amministrativo singolare canonico basta che si abbia una dichiarazione della competente autorità ecclesiastica che il cappellano non è più idoneo al suo ufficio e che sortisca l’effetto di cui al can. 271, § 3.
4. Che questa dichiarazione sia idonea anche a produrre effetti civili non toglie la sua natura canonica di atto amministrativo posto dall’autorità ecclesiastica; infatti, secondo la giurisprudenza della Segnatura Apostolica si richiedono due decreti «per la costituzione di cappellani militari in Italia: uno dato dall’autorità ecclesiastica, l’altro dall’autorità statale; entrambe però le autorità operano entro l’ambito del proprio ordine giuridico. Non si tratta pertanto di un solo atto concordatario […] ma di due atti distinti» (decreto definitivo coram Iannone del 20 settembre 2012, prot. n. 45193/11 CA, n. 5).
5. La condizione canonica del sacerdote, la cui dimora in un territorio è stata negata dal vescovo diocesano a norma del prescritto del can. 271, § 2, secondo la giurisprudenza comune della Segnatura Apostolica è connotata da peculiari note: «Come conseguenza della vietata ulteriore dimora nella detta diocesi […] sono da interpretare e valutare le proibizioni di esercitare nella medesima diocesi i ministero, ossia, ricevere confessioni (can. 966), predicare la parola di Dio (can. 764), celebrare l’Eucaristia in qualsiasi assemblea; se questi ministeri non fossero proibiti darebbero occasione al rev.do […] di continuare a dimorare nella diocesi di […], contro la volontà del vescovo» (decreto definitivo coram Fagiolo del 12 marzo 1994, prot. n. 23943/93 CA, n. 12; cf. quindi decreto definitivo coram Herranz del 22 novembre 2008, prot. n. 39226/06 CA, n. 2).
6. Questa norma, ossia il can. 271, § 3, secondo la assodata dottrina riguarda anche gli Ordinariati militari (cf. decreto di rigetto in limine del 18 dicembre 2012, prot. n. 47312/12 CA).
 francese

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini

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