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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Sententia definitiva del 25.01.2019, Prot. N. 52545/17 CA


Parte attrice Exc.mus Archiepiscopus X
Parte convenuta Dicasterium pro Laicis, Familia et Vita
Oggetto Poenalis; Reparationis damnorum
coram Daneels
Contenuto Quoad primum dubium: Non constare de violatione legis, ad mentem.
Quoad secundum dubium: Constare de violatione legis in procedendo et in decernendo..
Quoad tertium dubium: Constare de violatione legis in procedendo et in decernendo.
Quoad quartum dubium: Constare de violatione legis in decernendo.
Quoad quintum dubium: Non constare de violatione legis, ad mentem.
Note Cf. Attività della Segnatura Apostolica 2019 in https://www.vatican.va/content/dam/romancuria/segnatura-apostolica/statistiche/segnatura-apostolica-statistica_2019.pdf
Fonti 
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Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, dei quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 51; 128; 1611 § 4; 1649, nn. 1-2; 4
Constitutio Apostolica Pastor bonus Art. 123 § 1 Art. 123 § 2  
Lex propria Supremi Tribunalis Signaturae Apostolicae Art. 90 Artt. 92-94
Massime
1. Adversus Superiorem hierarchicum de damnis statuentem, recursus contentiosus administrativus ad normam art. 123, § 1 constitutionis apostolicae Pastor bonus instituendus ac pertractandus est, non autem ad normam § 2 eiusdem articuli.
2. Cum damna non sint res iuris sed res facti, et facta sint probanda, Auctoritas ecclesiastica debet ipsa statuere in decreto, saltem summarie, quaenam probationes de damnis illatis certitudinem moralem in eius animo pepererunt.
3. Doctrina et iurisprudentia canonica docent dolum vel culpam praesumendam esse, si et quatenus auctoritas administrativa actus illegitimos edat (cf. sententia definitiva coram Pompedda, diei 6 maii 2000, prot. n. 29240/98 CA, n. 16). Nam auctoritas administrativa esse debet diligens in actibus administrativis ferendis (in casu diligentia defuit, uti patet praesertim ex eo quod Signatura Apostolica censuit decretum poenale Archiepiscopi indubie illegitimum fuisse, ob can. 1362 praescriptum evidenter neglectum).
4. Expensae litis sine dubio comprehendunt non tantum expensas iudiciales, seu tribunali solvendas, verum etiam honoraria v.g. procuratorum et advocatorum: non agitur, proinde, de damnis sarciendis.
5. Norma can. 1611, § 4 saltem ex analogia etiam decreto quo recursus hierarchicus definitur applicari potest. Victus victori expensas litis rationabiliter factas reficere tenetur.
6. Solutio expensarum evenire tantum potest, si et quatenus notula ad rem accurate confecta, una cum idoneis probationibus de solutione earundem expensarum reapse peracta, rite notificata sit.
7. Dispositiones de damnis sarciendis illegitimae in procedendo sunt si motiva in decreto ne quidem summarie expressa sint (cf. can. 51) (in casu prostat, utique, in actis notula expensarum medicarum una cum attestationibus de earum solutione, at nullo modo demonstratur pathologias, de quibus in casu, ortas esse vel graviores factas esse atque perduravisse et quidem propter earum nexum cum processu et decreto poenali illegitimo; item de expensis pro habitatione et mensa).
8. Iure canonico non viget principium de assertis damnis sarciendis ratione habita iniuriae puniendae potius quam ratione habita damni reapse illati. Quod principium ius vigens in quibusdam Civitatibus cognoscit, institutum scilicet de sic dictis damnis ad puniendum (anglice: punitive damages), quod vero iure canonico non viget.
9. Imposita sententiae aliarumque declarationum publicatio duplicem naturam prae se fert: est exsecutio quaedam decisionis qua decretum impugnatum illegitimum vel nullum dec1aratur (cf., v.g., art. 90 Legis propriae), est reparatio quaedam damni ex actu illegitimo manantis. Quae exsecutio-reparatio evenire debet habita ratione de modis quo damna illata sunt, adeo ut fiat aequalitas inter vulnus illegitime illatum et remedium legitime impositum.
10. Egestas personae iuridicae ad damna sarcienda damnatae argumentum est ad exsecutionem decreti non autem ad eius illegitimitatem pertinens.
1. Contro un Superiore gerarchico che provvede ai danni il ricorso contenzioso amministrativo si deve impostare e trattare a norma dell’art. 123, § 1 della costituzione apostolica Pastor bonus e non invece a norma del § 2 dello stesso articolo.
2. Siccome i danni non sono una questione di diritto ma di fatto, e i fatti sono da provare, l’Autorità ecclesiastica essa stessa stabilire nel decreto, almeno sommariamente, quali prove negli atti abbiano generato la certezza morale che quei danni sono stati realmente inferti.
3. La dottrina e la giurisprudenza canonica insegnano che il dolo o la colpa si devono presumere, se e per quanto l’autorità amministrativa produca atti illegittimi (cf. sentenza definitiva coram Pompedda del 6 maggio 2000, prot. n. 29240/98 CA, n. 16). L’autorità amministrativa infatti ha l’obbligo di essere diligente nella produzione di atti amministrativi (nel caso mancò la diligenza, come appare soprattutto dal fatto che la Segnatura Apostolica ritenne il decreto penale dell’Arcivescovo indubbiamente illegittimo per aver evidentemente trascurato il prescritto del can. 1362).
4. Le spese del processo senza dubbio comprendono non solo le spese giudiziali da pagare al tribunale, ma anche gli onorari per esempio dei procuratori e avvocati: perciò non si tratta di riparazione dei danni.
5. La norma del can. 1611, § 4 almeno per analogia si può applicare anche al decreto con il quale si definisce il ricorso gerarchico. Il vinto è tenuto a compensare al vincitore le spese processuali ragionevolmente sostenute.
6. Il pagamento delle spese può avvenire soltanto se e per quanto sia debitamente notificata la nota compilata accuratamente con le idonee prove dei pagamenti delle medesime spese realmente avvenuti.
7. Le disposizioni sulla riparazione dei danni sono illegittime in procedendo se i motivi nel decreto non sono espressi neppure sommariamente (cf. can. 51) (nel caso negli atti c’è sì la nota delle spese mediche con le prove del loro pagamento, ma non si dimostra per nulla che le patologie nel caso siano apparse o si siano aggravate e siano perdurate e ciò in ragione del loro nesso con il processo e il decreto penale illegittimo; lo stesso vale delle spese per vitto e alloggio).
8. Nel diritto canonico non vige il principio della riparazione dei danni asseriti in ragione della ingiuria da punire piuttosto che in ragione del danno realmente inferto. Questo principio il diritto vigente in alcuni Stati lo riconosce, ossia l’istituto deìi cosiddetti danni punitivi (in inglese: punitive damages), ma nel diritto canonico non vige.
9. La pubblicazione imposta della sentenza e di altre dichiarazioni ha una duplice natura: è una esecuzione di una decisione con la quale un decreto è dichiarato illegittimo (cf., per esempio, l’art. 90 della Legge propria), è una riparazione del danno conseguente ad un atto illegittimo. Questa esecuzione-riparazione deve avvenire tenendo conto delle modalità con le quali sono stati inferti i danni, in modo tale che si realizzi uguaglianza tra la lesione illegittimamente inferta e il rimedio legittimamente imposto.
10. La povertà della persona giuridica tenuta alla riparazione dei danni è argomento pertinente all’esecuzione del decreto, non invece alla sua illegittimità.
 francese

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini

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