Università Facoltà di Diritto Canonico www.iuscangreg.itCIC1983CCEONorme extra-codicialiRisposte della Sede ApostolicaDiritto particolareDiritto proprio / statutiFonti storicheGiurisprudenzaAccordi internazionaliSiti webLetteraturaPeriodica de re canonicaBibliografia canonisticaMotori di ricercaLinklistMappa sitoDocentiNoti professori del XX secolo
Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Sententia definitiva del 29.11.2017, Prot. N. 49887/14 CA


Parte attrice Rev.dus X
Parte convenuta Congregatio pro Clericis
Oggetto Praecepti
coram Mamberti
Pubblicazione AC 66 (2024) 154-167.
Download
Traduzioni gall., AC 66 (2024) 168-183.
Contenuto Constare de violatione legis in procedendo et in decernendo.
Constare de reparatione damnorum.
Note Cf. Attività della Segnatura Apostolica 2016, in vatican.va/content/dam/romancuria/ segnatura-apostolica/statistiche/segnatura-apostolica-statistica_2017.pdf
Fonti 
?
Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, dei quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 51; 281 § 1; 281 § 2; 283 § 1; 384; 1312 § 3; 1339; 1347 § 1; 1350 § 1
LP Art. 94
Massime
1. Clericus dioecesi incardinatus in eadem commorari certo tenetur; illegitimum tamen est praeceptum clerico impositum concordandi commorationem in determinato loco necnon semper concordandi mutationem domicilii.
2. Communis iurisprudentia docet ad Signaturam Apostolicam «iudicium pertinere etiam de violatione legis in decernendo ferendum, quin ex hoc discretio Auctoritatis ecclesiasticae propria laedatur; nam iudicium de legitimae actionis Auctoritatis finibus, id est de inter causas et decretum proportione, intra legitimitatis limites se continet» (sententia definitiva diei 14 iulii 2014, coram Versaldi, prot. n. 47888/13 CA, p. 4); «Quam ob rem vi huius principii quodvis decretum administrativum aequam proportionem servare debet cum eius motivis seu causis, quae praecedentem rationem sese gerendi partis recurrentis exprimant» (sententia definitiva diei 12 aprilis 2016, coram Stankiewicz, prot. n. 48503/13).
3. Praeceptum iuxta quod Recurrens tutori cuidam statutis temporibus occurrere debet, proportione caret, quippe quod spectet clericos delictorum graviorum suspectos: proportionis principium vel ratio inter causas et decisionem in casu non est servata (in casu praeceptum nititur tantummodo quadam opinione commissionis et Ordinarii de scandali timore).
4. Monitio quae praecepto illegitimo nitatur, eadem ipsa illegitima est.
5. Monitio, uti remedium poenale, non est poena nec poenis assimilatur. Iuxta communem atque constantem Signaturae Apostolicae iurisprudentiam, recursus non datur adversus monitionem canonicam poenalem de qua in can. 1347, § 1, sed tantummodo adversus illam praeventivam de qua in can. 1339.
6. Iuxta iurisprudentiam Signaturae Apostolicae tres stipendii species adsunt: sustentatio (can. 1350, § l; cf. etiam can. 384), praevidentia (can. 281, § 2) et remuneratio (can. 281, § l). Clericus proinde ad ministerium quoquo modo ab Ordinario inhabilis renuntiatus, ius habet ad praevidentiam, sicut quilibet clericus dioecesanus inhabilis, non tantum ad sustentationem.
7. Ad Signaturam Apostolicam spectat cognoscere de reparatione damnorum tantummodo illegitimo actu administrativo illatorum. In casu Recurrenti agnoscitur ius ad praevidentiam iuxta normas dioecesanas quae vigent pro sacerdotibus, qui ius habent ad praecitatam praevidentiam. Cuius praevidentiae computatio Ordinarii est, salvo iure partis recurrentis agendi, si et quatenus, adversus praefatam computationem apud Signaturae Apostolicae Congressum.
8. Quoad petitam reparationem aliorum damnorum moralium («damage to reputation, shock, dread, fear, despondency, loss of hope, depression, stress, anxiety, isolation, anger, loss of sleep, danger of alcohoI use, alienation of his family, his brothers and their families, isolation»), de quibus satis constat ex actis et probatis, sufficit Signaturae Apostolicae sententiam definitivam publici iuris facere iuxta indicationes ab eadem Signatura Apostolicae foras datas
1. Un chierico incardinato in una diocesi deve certamente abitare nella medesima, ma è illegittimo il precetto imposto al chierico di concordare la sua abitazione in un determinato luogo e di concordare qualsiasi mutamento di domicilio.
2. La comune giurisprudenza insegna che alla Segnatura Apostolica «appartiene giudicare anche della violazione della legge in decernendo, senza che per questo la discrezionalità propria dell’Autorità ecclesiastica ne sia lesa; infatti il giudizio sui fini dell’azione legittima dell’Autorità, ossia della proporzione tra le cause e il decreto, si mantiene entro i confini della legittimità» (sentenza definitiva del 14 luglio 2014, coram Versaldi, prot. n. 47888/13 CA, p. 4); « Per questa ragione, in forza del menzionato principio ogni decreto amministrativo deve osservare la giusta proporzione con i suoi motivi o le sue cause, che esprimano il pregresso modo di comportarsi della parte ricorrente» (sentenza definitiva del 12 aprile 2016, coram Stankiewicz, prot. n. 48503/13).
3. Il precetto, secondo il quale il ricorrente deve incontrare in tempi determinati un suo tutore, manca di proporzionalità, siccome riguardi chierici sospettati di gravi delitti: il principio o il criterio di proporzionalità tra cause e decisione nel caso non è osservato (nel caso il precetto si fonda solamente su una opinione di una certa commissione e dell’Ordinario riguardo al timore di scandalo).
4. L’ammonizione che si fondi su un precetto illegittimo è essa stessa illegittima.
5. L’ammonizione, quale rimedio penale, non è una pena né assimilata alle pene. Secondo la comune e costante giurisprudenza della Segnatura Apostolica, non si dà ricorso avverso l’ammonizione canonica di cui al can. 1347, § 1, ma solo avverso l’ammonizione preventiva di cui al can. 1339.
6. Secondo la giurisprudenza della Segnatura Apostolica esistono tre forme di stipendio: il sostentamento (can. 1350, § l; cf. pure can. 384), la previdenza (can. 281, § 2) e la remunerazione (can. 281, § l). Un chierico perciò che è dichiarato dall’Ordinario inabile al ministero, ha diritto alla previdenza, come qualsiasi altro chierico diocesano inabile, e non solo al sostentamento.
7. Alla Segnatura Apostolica spetta conoscere della riparazione dei danni solamente inferti da un atto amministrativo illegittimo. Nel caso si riconosce al ricorrente il diritto alla previdenza secondo le norme diocesane vigenti per i sacerdoti che ne hanno diritto. Il calcolo della previdenza compete all’Ordinario, salvo il diritto della parte ricorrente di agire, se e per quanto le spetti, presso il Congresso della Segnatura Apostolica avverso il menzionato calcolo.
8. Quanto alla richiesta riparazione degli altri danni morali («damage to reputation, shock, dread, fear, despondency, loss of hope, depression, stress, anxiety, isolation, anger, loss of sleep, danger of alcohoI use, alienation of his family, his brothers and their families, isolation»), dei quali consta dagli atti e dalle prove, è sufficiente pubblicare la sentenza definitiva della Segnatura Apostolica secondo le indicazioni date dalla medesima Segnatura Apostolica.
 francese
Commenti J. Domingo, «Commentaire. Des mesures disciplinaires disproportionnées sanctionnées pour violation de la loi», AC 66 (2024) 168-183.

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini

Collegamento a questa pagina: https://www.iuscangreg.it/stsa?id=376&lang=IT