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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Sententia definitiva del 16.01.1993, Prot. N. 21883/90 CA


Parte attrice D.dus X et alii
Parte convenuta Congregatio pro Clericis
Oggetto Suppressionis paroeciae [et reductionis ecclesiae in usum profanum]
coram Fagiolo
Pubblicazione ME 135 (2020) 25-36
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Traduzioni ME 135 (2020) 37-49
Contenuto Constare de legitimatione activa.
Constare de violatione legis in procedendo quoad suppressionem paroeciae et reductionem ecclesiae in usum profanum.
Fonti 
?
Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, dei quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 50; 127 § 2, n. 2; 129 § 2; 166; 204 § 1; 208; 210; 211; 212 §§ 2-3; 221 § 1; 225; 228; 229; 230; 495-502; 515 § 1; 515 § 2; 515 § 3; 519; 532; 540 §§ 1-2; 1222; 1223; 1400 § 1, n. 1; 1480 § 1
Concilium Vaticanum II PO 7; AA 10;  
Ecclesiae Sanctae I, 15 § 1
Massime
1. Paroecia personalitate iuridica gaudet (cf. can. 515, § 3) personaeque iuridicae per suos legitimos repraesentantes (cf. can. 1480, § 1) in iudicio stant, qui sunt parochus (cf. can. 532) et, eo deficiente, administrator paroecialis (cf. can. 540, §§ 1-2).
2. Christifideles quoque legitimatione activa gaudent recursum proponendi adversus suppressionem paroeciae; nam ipsi sunt membra paroeciae, ius habentia ut in omnibus, quae ipsorum paroecialem vitam respiciunt, servetur ius canonicum: cum non servata sit norma can. 515, § 2, quae est ad validitatem actus suppressionis paroeciae, hi quorum interest ne paroecia supprimatur, vindicare possunt iura quibus gaudent (cf. can. 1400, § 1, n. 1); ipsis enim «competit ut iura, quibus in Ecclesia gaudent, legitime vindicent atque defendant in foro competenti ecclesiastico ad normam iuris» (can. 221, § 1). Cf. ad rem quoque AA 10 atque Adhortatio Apostolica Christifideles laici. Ceterum et ipsemet Codex Iuris Canonici, qui executioni mandavit mentem, proposita, suggestiones, monita atque decreta Concilii Vaticani II, claras habet normas circa momentum ecclesiale, tum in vita liturgica tum in evangelizatione atque in operibus pastoralibus immo et in ipsa participatione exercitii iurisdictionis, laicis tributum (cf., exempli gratia, cann. 129, § 2, 204, § 1, 208; 210; 211; 212, §§ 2 et 3; 225; 228; 229; 230). Christifideles ergo, propter arctam cum Ecclesia consuetudinem et communionem vitae, quae generatim et praesertim in propria paroecia exercent, membra activa habendi sunt paroeciae atque habiles ad eiusdem iura defendenda.
3. Quoad necessariam consilii presbyteralis auditionem distinguendum est inter consilium exquirere et notitias dare. Elementum essentiale can. 515, § 2, stat in expetendo consilio antequam decisionem supprimendae paroeciae Episcopus capiat aliisque communicet (in casu decisio, de qua consilium presbyterale consulendum erat, iam lata fuerat publiceque quidem annuntiata).
4. Ut paroecia legitime supprimatur Episcopus aptas seu fundatas rationes debet habere, cum paroecia sit ens iuridicum (cf. can. 515, § 3) ad bonum fidelium constituta (cf. cann. 515, § l; 519), ideoque supprimi nequit sine iusta causa (in casu, rationes adductae coniunctim perpensae constituunt iudicio Episcopi validum argumentum; nam Episcopus quadam discretionalitate gaudet hac in re).
5. Episcopus censuit sufficere adductas causas supprimendae paroeciae ut et clausura ecclesiae et eiusdem reductio in usum profanum essent legitimae (in casu, hac confusione non obstante, omnibus perpensis, non videtur adfuisse etiam violationem in decernendo).
1. La parrocchia gode di personalità giuridica (cf. can. 515, § 3) e le persone giuridiche stanno in giudizio attraverso i propri legittimi rappresentanti (cf. can. 1480, § 1), che sono il parroco (cf. can. 532) e, in sua mancanza, l’amministratore parrocchiale (cf. can. 540, §§ 1-2).
2. Anche i fedeli godono della legittimazione attiva a proporre ricorso contro la soppressione della parrocchia; infatti sono membri della parrocchia e hanno diritto a che sia osservato il diritto canonico in tutto quanto riguarda la loro vita parrocchiale: se non si è osservata la norma del can. 515, § 2, che è per la validità della soppressione della parrocchia, chi ha interesse che la parrocchia non sia soppressa, possono rivendicare i diritti di cui godono (cf. can. 1400, § 1, n. 1); a loro, infatti, «compete rivendicare e difendere legittimamente i diritti di cui godono nella Chiesa presso il foro ecclesiastico competente a norma del diritto» (can. 221, § 1). Cf. al riguardo anche AA 10 e l’esortazione apostolica Christifideles laici. Del resto anche lo stesso Codice di Diritto Canonico, che ha attuato le intenzioni, le proposte, i suggerimenti, le ammonizioni e i decreti del concilio Vaticano II, ha delle norme chiare sull’importanza ecclesiale attribuita ai laici, sia nella vita liturgica sia nell’evangelizzazione e nelle opere pastorali e addirittura nella stessa partecipazione all’esercizio della giurisdizione (cf., per esempio, cann. 129, § 2, 204, § 1, 208; 210; 211; 212, §§ 2 et 3; 225; 228; 229; 230). I fedeli, pertanto, a motivo della stretta vicinanza e condivisione della vita, che ordinariamente e soprattutto nella propria parrocchia esercitano, sono da considerare membri arrivi della parrocchia e legittimati a difendere i diritti della medesima.
3. Quanto alla necessaria audizione del consiglio presbiterale si deve distinguere tra chiedere consiglio e dare informazioni. L’elemento essenziale del can. 515, § 2, sta nel chiedere il parere prima che il Vescovo prenda la decisione sulla soppressione della parrocchia e la comunichi agli altri (nel caso la decisione sulla quale il consiglio presbiterale doveva essere consultato, era già stata presa e pubblicamente annunciata).
4. Per sopprimere legittimamente la parrocchia il Vescovo deve avere ragioni adatte e fondate poiché la parrocchia è ente giuridico (cf. can. 515, § 3), costituita per il bene dei fedeli (cf. cann. 515, § l; 519), e perciò non si può sopprimere senza giusta causa (nel caso le ragioni addotte, considerate insieme costituiscono a giudizio del Vescovo valido argomento; infatti il Vescovo gode in materia di una certa discrezionalità).
5. Il Vescovo ha ritenuto che le cause addotte per la soppressione della parrocchia fossero sufficienti anche per la legittima chiusura della chiesa e la sua riduzione ad uso profano (nel caso, nonostante questa confusione, tutto considerato, non è stata rilevata anche una violazione nella decisione).
Commenti C. Begus, Commento - Note - Il principio di proporzionalità e i vizi in procedendo nel diritto amministrativo canonico, ME 135 (2020) 89-97.

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini

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