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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Decretum definitivum del 02.12.2006, Prot. N. 37161/05 CA


Parte attrice Rev.dus X
Parte convenuta Congregatio pro Institutis vitae consecratae et Societatibus vitae apostolicae
Oggetto Dimissionis
Contenuto Decretum Congressus non est reformandum.
Note Cf. L’attività della Santa Sede 2006, p. 726.
Fonti 
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Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, de quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 668 § 5; 696 § 1; 697-700
Massime
1. Una ex gravibus dimissionis causis de quibus in decreto competentis Curiae Romanae Dicasterii, nempe ad violationem tum voti paupertatis tum voti oboedientiae, a decreto Congressus Signaturae Apostolicae selecta atque sufficiente habita, recte idem decretum omittit quascumque animadversiones, utpote superfluas, circa alias causas dimissionis in casu adductas.
1. Se il decreto del Congresso si limita a una delle cause gravi per la dimissione delle quali nel decreto del competente Dicastero della Curia Romana, ossia per la violazione sia del voto di povertà sia del voto di obbedienza, e la ritiene sufficiente, rettamente lo stesso decreto omette, come superflua, qualunque osservazione in merito alle altre cause di dimissione addotte nel caso.
2. Causa imputabilitatem excusans relate ad motiva dimissionis allata, iuxta pernotum principium «onus autem probandi ei incumbit qui asserit», a recurrente probari debet (in casu psychica haberetur perturbatio ab intemperantia Superiorum provocata ob novitates inductas, praesertim quod attinet ad modum perficiendi manifestationem conscientiae, at ad rem ullum testimonium medicorum aliave probatio adducitur).
2. Deve essere provata dal ricorrente ina causa che scusi l’imputabilità relativamente ai motivi di dimissioni, secondo il notissimo principio «l’onere della prova tocca a colui che afferma» (nel caso si avrebbe avuto una perturbazione psichica provocata dalla esagerazione dei Superiori nelle novità introdotte, soprattutto relativamente al modo di realizzare la manifestazione della coscienza; nessuna però documentazione medica o altra prova si adduce al riguardo).
3. Inaniter remittitur ad denegatum ius ad mediationem, id est ad modum procedendi praevisum in art. 154 Normarum complementarium Societatis Iesu pro casu quo «sodalis quis sincere existimet se prohiberi dictamine conscientiae quominus voluntati Superioris obtemperet ac censeat se in casu obligatione morali contraria teneri». Nam evidenter nullus adduci potest conflictus conscientiae ne praecepto quis obtemperet patefaciendi Superiori statum rei suae oeconomicae.
3. Non rileva il riferimento al negato diritto alla mediazione, ossia al modo di procedere previsto dall’art. 154 delle Norme complementari della Compagnia di Gesù nel caso in cui «un sodale ritenga per un motivo di coscienza di non poter obbedire alla volontà del Superiore e ritenga di essere tenuto nel caso ad un obbligo morale contrario». È infatti evidente che nessun conflitto di coscienza può essere addotto per non obbedire al precetto di rendere noto al Superiore il proprio stato economico.
4. In procedura dimissionis iure non requiritur advocati assistentia.4. Nella procedura di dimissione non è richiesta dal diritto l’assistenza di un avvocato.

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini