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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Decretum definitivum del 28.04.2007, Prot. N. 36007/04 CA


Parte attrice D.na X
Parte convenuta Supremum Signaturae Apostolicae Tribunal
Oggetto Amotionis a munere defensoris vinculi
coram Mussinghoff
Contenuto Decrerum Congressus non est reformandum.
Note Cf. L’attività della Santa Sede 2007, p. 736.
Fonti 
?
Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, de quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 15 § 2; 51; 201 § 2; 1617; 1620, n. 8; 1734; 1737 § 1
Massime
1. Ignorantia inculpabilis haud admittenda est, attenta peritia in re canonica, qua recurrens gaudet ob gradum academicum, pro munere defensoris vinculi exercendo lege necessarium, atque fori experientiam.
1. Non si può ammettere ignoranza incolpevole, vista la perizia in materia canonica della quale il ricorrente gode in ragione del grado accademico necessario per esercitare l’ufficio di difensore del vincolo, e della esperienza forense.
2. Sedulo distinguendum est inter denuntiationem et recursum hierarchicum. Etiam concessa natura iuris subiectivi, quod defensori vinculi spectaret, scilicet ut examini iudiciali partium et testium intersit, nondum ex hoc erui debet provocationem forte porrectam recursum legitimum constituere ad iura vindicanda: a posse ad esse non valet illatio. Nam, «qui, se decreto gravatum esse contendit, “potest” ad Superiorem hierarchicum recurrere» (cf. can. 1737, § 1), at non necessario recurrit (in casu, revera, recurrentem non recursum, sed tantum denuntiationem interposuisse constat).
2. Si deve accuratamente distinguere tra denuncia e ricorso gerarchico. Anche concedendo la natura di diritto soggettivo che spetterebbe al difensore del vincolo, di assistere cioè all’esame giudiziale delle parti e dei testimoni, non per questo si deve desumere che la provocazione eventualmente presentata costituisca un ricorso gerarchico teso a rivendicare i propri diritti: dalla possibilità alla realtà non vale l’illazione. Infatti, «chi ritiene di essere gravato da un decreto, “può” ricorrere al Superiore gerarchico» (cf. can. 1737, § 1), ma non necessariamente ricorre (nel caso, in realtà, consta che il ricorrente non abbia interposto un ricorso, ma una denuncia).
3. Termini ad recurrendum obiectivis elementis nituntur ex quibus supputandi sunt, secus ordinis iudicialis certitudo ac firmitas a fundamentis ruerent. Recentior Signaturae Apostolicae iurisprudentia, non obstante explicita promissione subsequentis decisionis, facultatem sero recurrendi denegavit (cf. decisio coram Coccopalmerio, diei 3 iulii 2004, in una Romana, prot. n. 32943/02 CA).
Recurrens, quippe qui ad cautelam et modo hypothetico, intra tempus lege statutum ad normam can. 1734 revocationem vel emendationem amotionis ab officio petierat, eodem modo recursum hierarchicum, ad cautelam et modo hypothetico, ad normam iuris pariter persequi debuisset, quam minime in decretum postea edendum credulus. Quod si id editum fuisset – sicut ipse fortasse spe ductus erat – et illud impugnare potuisset: vigilantibus, autem, non dormientibus iura succurrunt (in casu recurrens ex colloquio cum Episcopo spem hausisse dicitur fore ut Episcopus formale amotionis decretum laturus esset).
3. I termini per ricorrere si fondano su elementi oggettivi a partire dai quali si computano, altrimenti la certezza e la sicurezza giuridica sarebbero distrutte dalle fondamenta. La più recente giurisprudenza della Segnatura Apostolica ha negato la facoltà di ricorrere più tardi nonostante l’esplicita promessa di una decisione seguente (cf. la decisione coram Coccopalmerio del 3 luglio 2004, in una causa Romana, prot. n. 32943/02 CA).
Il ricorrente, proprio lui che per cautela e in modo ipotetico aveva chiesto entro il tempo stabilito dalla legge a norma del can. 1734 la revocazione o l’emendamento della rimozione dall’ufficio, allo stesso modo avrebbe dovuto proseguire a norma del diritto con il ricorso gerarchico per cautela e in modo ipotetico, senza fidarsi per nulla del fatto che poi sarebbe stato emanato un decreto. Che se poi il decreto fosse stato emanato – come forse egli sperava – avrebbe potuto poi impugnarlo: il diritto viene contro a chi è vigilante, non a chi dorme (nel caso il ricorrente si dice che dal colloquio con il vescovo avrebbe attinto la speranza che il vescovo avrebbe emanato un formale decreto di rimozione).
4. Praetermissis quaestionibus de vi irritante can. 51 atque de significatione locutionis «summarie» relate ad motiva in actibus expressa ad quae directe vel indirecte decretum remittit, praeiudiciali habita quaestione de terminis ad recurrendum peremptoriis non servatis, Signatura Apostolica non tenetur de re iudicare.
4. Tralasciate le questioni inerenti alla forza irritante del can. 51 e del significato dell’espressione «sommariamente» relativa ai motivi espressi negli atti ai quali direttamente o indirettamente il decreto rimette, vista la questione pregiudiziale dei termini perentori per ricorrere non rispettati, la Segnatura Apostolica non è tenuta a giudicare in materia.
5. Litterae Episcopi amotionis decretum habentur. Cui assertioni minime officiunt omnia quae illas litteras praecedunt ac sequuntur, veluti contractus laboralis rescissio a Vicario generali statuta vel ipsius Episcopi incertitudines.5. La lettera del vescovo costituisce il decreto di rimozione. Non rileva contro questa affermazione tutto quello che precede o segue la medesima lettera, come la rescissione del contratto di lavoro da parte del vicario generale o le incertezze dello stesso vescovo.

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini