Università Facoltà di Diritto Canonico www.iuscangreg.itCIC/1983CCEODiritto vigenteFonti storicheGiurisprudenza STSAAccordi internazionaliSiti webLetteraturaBibliografia canonisticaMotori di ricercaLinklistMappa sitoDocentiNostri maestri
Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Decretum definitivum del 29.02.2008, Prot. N. 38870/06 CA


Parte attrice Rev.dus X
Parte convenuta Congregatio pro Institutis vitae consecratae et Societatibus vitae apostolicae
Oggetto Dimissionis
coram Nicora
Contenuto Decretum Congressus non esse reformandum.
Note Cf. L’attività della Santa Sede 2008, p. 613.
Fonti 
?
Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, de quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 601; 696 § 1; 697-700
Normae Speciales art. 116
Massime
1. Ius defensionis ad normam iuris exercendum est et nihil ad rem refert si recurrens concretis possibilitatibus sese defendendi reapse oblatis tandem aliquando non uti malit.
1. Il diritto di difesa si deve esercitare a norma del diritto e non rileva se il ricorrente alfine preferisca non usare delle concrete possibilità di fatto offertegli di difendersi.
2. Mutatio loci residentiae et muneris adimplendi a legitimo Superiore ob quamlibet iustam causam peti potest; recusatio sodalis hac in re, speciatim si agitur de praecepto vi voti oboedientiae imposito, habenda est uti gravis violatio eiusdem voti, quae quidem violatio oboedientiae in materia gravi causa habenda est canonica sufficiens pro dimissione.
2. Il cambio di residenza e di ufficio può essere chiesto per qualsiasi giusta causa dal legittimo Superiore; il diniego del sodale in questa materia, soprattutto se si tratta di precetto imposto in forza del voto di obbedienza, si deve considerare come grave violazione del medesimo voto e questa violazione dell’obbedienza in materia grave si deve considerare causa canonica sufficiente alla dimissione.
3. Ad inoboedientiam excusandam non valet quod in instituto adhuc desunt concretae dispositiones ad apostolatum cum novo impetu reviviscendum, non obstantibus propositis ad rem in Capitulo generali probatis; nam non pertinet ad Signaturam Apostolicam videre de decisionibus in re a Superiore generali cum suo consilio latis, quippe quae ad eius discretionem pastoralem pertinent et extra obiectum causae manent.
3. Non vale a scusare la disobbedienza il fatto che, nonostante le proposte approvate nel Capitolo generale, nell’istituto manchino tuttora disposizione concrete a incentivare nuovamente l’apostolato; non appartiene alla Segnatura Apostolica, infatti, vedere delle decisioni prese in materia dal Superiore generali con il suo consiglio, decisioni appunto che appartengono alla sua discrezionalità pastorale ed esulano dall’oggetto della causa.
4. Imputabilitas non imminuitur ob assertum conflictum conscientiae, ob defectum cognitionis propriae inoboedientiae necnon ob grave incommodum; haec vero argumenta admitti prorsus nequeunt, prae oculis habita tam recta doctrina de vita consecrata quam ratione agendi ipsius recurrentis, prouti haec ex actis apparet. In memoriam revocandum est s.d. grave incommodum in vita consecrata perdifficulter invocari posse, cum in eiusmodi vita sacrificia vi oboedientiae petita necessarie perpendenda sunt in harmonia cum tota deditione pro Christo et Ecclesia, quam sodalis libere assumpsit.4. L’imputabilità non è diminuita per il conflitto di coscienza, per la mancanza di coscienza della propria disobbedienza o per un grave incomodo; questi argomenti in realtà non possono per niente essere ammessi, se si considera sia la retta dottrina sulla vita consacrata sia il comportamento dello stesso ricorrente, come si desume dagli atti. Si deve ricordare che il cosiddetto grave incomodo ben difficilmente nella vita consacrata può essere invocato, dal momento che in questo genere di vita i sacrifici richiesti dall’obbedienza sono da valutare in armonia con la totale dedizione a Cristo e alla Chiesa, che il sodale ha liberamente assunto.

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini