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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Decretum definitivum del 14.05.2009, Prot. N. 40842/08 CA


Parte attrice D.nus X
Parte convenuta Congregatio pro Clericis
Oggetto Suppressionis paroeciae X; Demolitionis ecclesiae
coram Versaldi
Contenuto Decretum Congressus non est reformandum
Note Cf. L’attività della Santa Sede 2009, 599
Fonti 
?
Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, de quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
PB art. 123 § 1;  
Normae Speciales art. 116
Massime
1. Iuxta Signaturae Apostolicae praxim et iurisprudentiam legitimatione activa ad recursum contentiosum administrativum proponendum gaudent «ii tantum qui - vel directe vel per procuratorem legitime constitutum - coram Dicasterio Curiae Romanae egerunt» (Decretum Congressus diei 3 maii 1995, prot. n. 24388/93 CA). Nullius proinde momenti iuridici est ad praefatam legitimationem activam constituendam quod quis decreto impugnato sese opposuit, aliquod adiumentum aliis praebuit in variis instantiis parandis, tamquam notarius eorum remonstrationem subsignavit, transmissionem eorum recursus curavit, responsionem a Dicasterio flagitavit et eiusdem responsionem pro ipsis rogantibus recepit. Neque ad rem interest quod quis, adhuc pendente recursu hierarchico, a Signatura Apostolica responsiones interlocutorias ad suas instantias recepit (in casu Dicasterium ipsum, recursum hierarchicum reiciens, incidenter declaraverat D.num X non esse partem legitime recurrentem).
1. Secondo la prassi e la giurisprudenza della Segnatura Apostolica godono di legittimazione attiva a proporre ricorso contenzioso amministrativo «solo coloro che agirono – direttamente o per il tramite di un procuratore legittimamente costituito – di fronte al Dicastero della Curia Romana» (Decreto del Congresso del 3 maggio 1995, prot. n. 24388/93 CA). Non ha quindi alcuna rilevanza giuridica in ordine alla costituzione della legittimazione attiva che qualcuno si sia opposto al decreto impugnato, abbia offerto un certo aiuto ad altri nel preparare varie istanze, abbia sottoscritto come notaio la loro rimostranza, abbia provveduto alla trasmissione del loro ricorso, abbia insistito per la risposta da parte del Dicastero e abbia ricevuto la risposta del medesimo per gli stessi che l’avevano domandata. E neppure riguarda la cosa il fatto che qualcuno, pendente fino ad allora il ricorso gerarchico, abbia ricevuto dalla Segnatura Apostolica risposte interlocutorie alle sue istanze (nel caso lo stesso Dicastero, respingendo il ricorso gerarchico, incidentalmente aveva dichiarato che il Signor X non era parte legittimamente ricorrente).
2. Ad recursum contentiosum administrativum proponendum satis non est quod quis se intentionem recurrendi patefacere adversus decretum Curiae Romanae Dicasterii, si et quatenus ipse de facto non facit.
2. Per proporre ricorso contenzioso amministrativo non basta che qualcuno manifesti l’intenzione di ricorrere contro un decreto di un Dicastero della Curia Romana, se e per quanto egli stesso poi di fatto non lo faccia.
3. Adversus decretum, quo Congressus recursum contentiosum administrativum ad disceptationem non admittit, ad Collegium recurrere tantum potest qui eundem recursum de facto proposuit (in casu recurrentes apud Dicasterium tantum intentionem recursum contentiosum administrativum proponendi patefecerant).3. Avverso il decreto, con il quale il Congresso non ammettere il ricorso contenzioso amministrativo alla discussione, può ricorrere al Collegio solo chi ha di fatto proposto lo stesso ricorso (nel caso i ricorrenti presso il Dicastero avevano manifestato solo l’intenzione di proporre ricorso contenzioso amministrativo).

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini