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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Sententia definitiva del 07.11.2013, Prot. N. 45923/11 CA


Parte attrice Rev.dus X
Parte convenuta Congregatio pro Clericis
Oggetto Translationis
coram Monteiro Guimarães
Pubblicazione ME 134 (2019) 35-49; W.L. Daniel, Ministerium Iustitiae II, 187-216
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Traduzioni angl.: W.L. Daniel, Ministerium Iustitiae II, 187-216; ME 134 (2019) 50-66
Contenuto Constare de violatione legis in procedendo et in decernendo.
Fonti 
?
Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, de quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 16 § 3; 153 § 1; 190 § 2; 522; 523; 1742 § 1; 1740-1747; 1747; 1748; 1749; 1750; 1751 § 1; 1751 § 2; 1748-1752
Christus Dominus 31b
Massime
1. Superior hierarchicus recursum recipiens non continetur mera consideratione animadversionum et documentorum ab ipso recurrente propositorum, sed pro sua competentia et discretione rem pressius investigare potest et interdum debet (in casu relatio fit ad art. 77, Regolamento della Congregazione per il Clero, quoad recursum adversus translationem parochi).
1. Il Superiore gerarchico che riceve un ricorso non è limitato alla sola considerazione delle osservazioni e dei documenti presentati dal ricorrente, ma per la sua competenza e discrezione può e talora deve approfondire la cosa (nel caso si fa riferimento all’art. 77 del Regolamento della Congregazione per il Clero, in merito al ricorso avverso il trasferimento di un parroco).
2. In parocho transferendo propter utilitatem Ecclesiae non sufficit quaevis utilitas sed, ad normam can. 190, § 2, utilitas requiritur quae gravem causam constituit.
2. Nel trasferimento del parroco per l’utilità della Chiesa non basta una qualsiasi utilità, ma a norma del can. 190, § 2, si richiede una utilità che costituisce una grave causa.
3. Iudicium Episcopi arbitrarium esse non potest; necessitas vel utilitas (cf. can. 1748) fundamentum obiectivum habere debet, quod constare debet ex actis. Insuper proportionata esse debet requisitae stabilitati in officio parochi. Tandem non sufficit quaedam ratio generalis, sed indicari debet bonum per translationem obtinendum.
3. Il giudizio del Vescovo non può essere arbitrario; la necessità o utilità (cf. can. 1748) deve avere fondamento oggettivo che deve constare dagli atti. Inoltre deve essere proporzionata alla stabilità richiesta nell’ufficio del parroco. Infine non basta una qualsiasi ragione generale, ma dev’essere indicato il bene che si deve ottenere con il trasferimento.
4. Praescriptum can. 153, § 1 iuxta quod provisio officii de iure non vacantis est ipso facto irrita, nec subsequenti vacatione convalescit, applicatur etiam translationi parochorum adeo ut constet de defectu in procedendo quoties Episcopus parochum transferat ad paroeciam quae tunc vacans non sit.
4. Il prescritto del can. 153, § 1 secondo il quale la provvista di un ufficio che non è vacante di diritto, è automaticamente nulla né è resa valida dalla seguente vacanza, si applica anche al trasferimento dei parroci così che consti di difetto in procedendo tutte le volte che il Vescovo trasferisca un parroco ad una parrocchia che al momento non sia vacante.
5. Asserta utilitas generalis pro dioecesi habenda ex translatione uniuscuiusque parochi post duodecim annos in officio non constituit causam gravem (cf. can. 190, § 2), optatae stabilitati proportionatam, ob quam parochus invitus legitime transferri possit (in casu Episcopus legem particularem erronee interpretatus est, ita ut censeret omnes parochos stabilitate gaudere tantummodo ad sexennium, vel summum ad duodecim annos, ita ut ipsi dein libere ad aliam paroeciam transferri possent).
5. L’asserita utilità generale che avrebbe una diocesi dal trasferimento di ogni parroco dopo dodici anni di ufficio non costituisce causa grave (cf. can. 190, § 2), proporzionata alla richiesta stabilità, per la quale un parroco possa essere trasferito legittimamente contro la sua volontà (nel caso il Vescovo ha erroneamente interpretato la legge particolare, da ritenere che tutti i parroci godessero soltanto della stabilità per sei anni o al massimo per dodici anni, e poi potessero essere trasferiti liberamente ad un’altra parrocchia).
6. Eodem modo asserta necessitas providendi parochum pro paroecia ad quam impar est causae gravi de qua in can. 190, § 2 quia eadem necessitas creata est ab ipsa translatione parochi, quae sub iudice est (in casu haec erat praxis: primum Episcopus nuntiabat paroeciam A mox vacaturam esse; deinde, cum elegerit parochum paroeciae B ad paroeciam A, Episcopus tranferebat parochum A ad paroeciam B).6. Allo stesso modo l’asserita necessità di provvedere il parroco alla parrocchia ad quam non è proporzionata alla grave causa di cui al can. 190, § 2 perché la medesima necessità è creata dallo stesso trasferimento del parroco di cui in oggetto (nel caso la prassi era questa: prima il Vescovo annunciava che la parrocchia A sarebbe stata presto vacante; poi, dopo aver scelto il parroco della parrocchia B per la parrocchia A, il Vescovo trasferiva il parroco A alla parrocchia B).
 francese
Commenti C. Begus, Note giurisprudenziali sul trasferimento del parroco, ME 134 (2019) 67-80

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini