Università Facoltà di Diritto Canonico www.iuscangreg.itCIC/1983CCEODiritto vigenteFonti storicheGiurisprudenza STSAAccordi internazionaliSiti webLetteraturaBibliografia canonisticaMotori di ricercaLinklistMappa sitoDocentiNostri maestri
Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Sententia definitiva del 08.11.1975, Prot. N. 4937/73 CA


Parte attrice Rev.da X
Parte convenuta S. Congregatio pro Religiosis et Institutis Saecularibus
Diocesi Fesulana
Oggetto Dimissionis
coram Palazzini
Pubblicazione CpR 57 (1976) 374-381
LE V. n. 4411
Download
Traduzioni angl., Digest VIII, 437-448
Contenuto Constat de violatione legis in procedendo; non constat de violatione legis in decernendo.
Fonti 
?
Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, de quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
[CIC/1917] 632 §3; 649; 650 § 3; 651 § 1; 651 § 2; 652 § 3; 661 § 1
Massime
1. Religiosa dimittenda ius habet sese defendendi contra dimissionem. Agitur de iure insito in ipsa dignitate personae humanae, et a fortiori in dignitate personae «religiosae», quae Deo est publice sacra.
1. La religiosa da dimettere ha diritto di difendersi contro la dimissione. Si tratta di un diritto insito nella stessa dignità della persona umana e molto di più nella dignità della persona «religiosa», che è pubblicamente a Dio sacra.
2. Obiectum iuris ad propriam defensionem respicit directe et immediate ipsam dimissionem; indirecte et mediate exsistentiam causarum. Praesupponit ius propriae defensionis ut Soror dimittenda cognoscat intentionem et propositum Superiorum procedendi ad dimissionem, et ut detur ei facultas seu possibilitas sese defendendi ab hoc specifico actu (in casu Soror sese defendit contra comminationem dimissionis, non contra ipsam dimissionem aut eiusdem causas).
2. L’oggetto del diritto di difesa riguarda direttamente e immediatamente la stessa dimissione, indirettamente e in modo mediato l’esistenza delle cause. Presuppone che la Suora da dimettere conosca che i Superiori vogliono e intendano procedere alla dimissione, e che le si dia la facoltà o possibilità di difendersi da questo specfico provvedimento (nel caso la Suora si difese contro la comminazione della dimissione, ma non contro la stessa dimissione o le sue cause).
3. Non requiritur exercitium iuris defensionis, nam potest Soror libere ei renuntiare.
3. Non è richiesto l’esercizio del diritto di difesa; la Suora infatti può liberamente rinunziarvi.
4. Soror dimittenda exercet ius propriae defensionis coram auctoritate seu Superiore qui dimissionem decernere debet (in casu coram competenti Curiae Romanae Dicasterio, quod solum competens est ad dimittendam religiosam a votis perpetuis iuris pontificii. Si vero religiosae data non fuerit possibilitas sese defendendi coram Superiore inferiori, Dicasterium acta complet et hanc possibilitatem Sorori praebet).
4. La Suora esercita il proprio diritto di difesa di fronte all’autorità o al Superiore che deve decidere la dimissione (nel caso di fronte al competente Dicastero della Curia Romana, che è il solo competente a dimettere una religiosa di voti perpetui di diritto pontificio. Se però alla religiosa non è stata data la possibilità di difendersi di fronte al Superiore inferiore, il Dicastero completa gli atti e offre alla Suora questa possibilità).
5. Dicasterium dimissionem decernere non debet, nisi fideliter referantur in actis et documentis responsiones expositae in propriam defensionem a Sorore dimittenda, aut nisi constet in actis de renuntiatione libere facta a Sorore se defendendi contra dimissionem, aut nisi constet saltem de oblata possibilitate exercendi hoc ius et de non
usu, intra definitum tempus, ipsius iuris ad defensionem.
5. Il Dicastero non deve decidere la dimissione, se negli atti e documenti non siano riferite fedelmente le risposte date in propria difesa dalla Suora da dimettere, o se non consti in atti che la Suora ha liberamente rinunciato a difendersi contro la dimissione, o se non consti almeno che è stata offerta la possibilità di esercitare questo diritto, ma che non è stato usato entro il tempo determinato lo stesso diritto di difesa.
6. Defensiones Sororis dimittendae semper sunt in actis fideliter referendae. Hoc praescriptum praesupponit ut de «fidelitate» responsionum aliquo modo legitimo constet, v. gr. quia subsignatae vel recognitae sunt a Sorore, vel quia declaratae sunt authenticae a legitima auctoritate vel a fide digna persona.
6. Le difese della Suora sono sempre da riferire fedelmente in atti. Questo prescritto presuppone che consti in qualche modo legittimo della «fedeltà» delle risposte, per esempio, perché sottoscritte o riconosciute dalla Suora, oppure perché dichiarate autentiche dalla legittima autorità o da una persona affidabile.
7. Religiosa dimittenda ius habet exercendi propriam defensionem, saltem ante decretum dimissionis et ante huius decreti confirmationem.
7. La religiosa ha diritto ad esercitare il diritto di difendersi almeno prima del decreto di dimissione e prima della sua conferma.
8. Requiruntur pro dimissione ab instituto iuris pontificii religiosarum mulierum a votis perpetuis, causae graves et exteriores, moraliter et iuridice imputabiles, una cum incorrigibilitate, experimento prius habito comprobata.
Quaenam sint in concreto istae causae, et cuiusnam debeant esse naturae, legislator non determinat. Potest certe sustineri non esse necessaria delicta sensu iuridico proprio; sufficit quaelibet actio vel omissio externa, quae probari possit in foro externo.
Auctores in genere non requirunt peccata gravia sensu morali, sed tantum causas externas psychologice et iuridice revera imputabiles.
8. Si richiedono per la dimissione di religiose di voti perpetui da un istituto di diritto pontificio cause gravi esterne, moralmente e giuridicamente imputabili, assieme all’incorreggibilità, dimostrata da una previa prova.
Quali siano in concreto queste cause, e di quale natura debbano essere, il legislatore non determina. Si può sostenere con certezza che non sono necessari delitti in senso giuridico proprio; basta una qualsiasi azione o omissione esterna, che si possa provare in foro esterno.
Gli Autori in genere non richiedono peccati gravi in senso morali, ma solo cause esterne psicologicamente e giuridicamente veramente imputabili.
9. Inidoneitas ad vitam communem et religiosam de se non est legitima et sufficiens causa dimissionis. Institutum ius habet et officium examinandi et iudicandi de inidoneitate candidatarum ante harum professionem perpetuam.
10. Admitti potest scandalosam apertam rebellionem contra Superiorissam et denegatam oboedientiam originem ducere e causis quae imputabilitatem aliquantisper minuerent (in casu tamen causae excusantes non talis erant naturae ut auferrent omnino responsabilitatem vel tam imminuerent ut insufficientes evaderent ad dimittendam Sororem).
9. L’inidoneità alla vita comune e religiosa per se non è causa legittima e sufficiente per la dimissione. L’istituto ha il diritto e il dovere di esaminare e di giudicare dell’inidoneità delle candidate prima della loro professione perpetua.
10. Si può ammettere che una scandalosa aperta ribellione contro la Superiora e un rifiuto di obbedire abbia origine da cause che un poco diminuiscano l’imputabilità (nel caso però le cause scusanti non erano di tale natura che togliessero del tutto la responsabilità o la diminuissero da rendere insufficienti per la dimissione della Suora).

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini